Otium (2014)

s/t (2011)

BRAINPHOBIA 7" (2009)

 

BAM! MAGAZINE
(Vom) La fiorentina Matzugoru Recordz ormai si è guadagnata una posizione di riguardo nel panorama hard punk, soprattutto grazie a succose uscite quali Carlos Dunga, L.E.A.R.N., Coloss, Taste The Floor ed ora questi Alfatec. In giro dal 2004 e mai nessuno che mi abbia detto “Oh, sfigato, ascoltati ‘sti Alfatec, invece di perdere tempo con la vagonata di merda che ti arriva da recensire!”. E allora daje con la prima traccia, che chiarisce subito il concetto, nel caso foste lenti di comprendonio. Hardcore che spazia dall’andante con brio al moderato e poi al veloce fortissimo. Sulla scia di alcuni loro colleghi d’etichetta si distinguono dal canonico accaccì grazie ad arroganti chitarre di pietra, memori di quel gruppo LA’ il cui cantante ha basette e baffi foltissimi e voce assai roca. Tommaso, the voice, sbraita come si deve la sua rabbia contro la montagna di immondizia che ci sovrasta, dando però spazio anche ad urla più personali, come quelle contenute in “Memorandum”, un pro memoria che incita alla coerenza. “Brainphobia” è nell’insieme un buon disco, anche se le singole canzoni non contengono stacchi, accordi o sequenze di parole che lascino a bocca aperta. Il consiglio che mi sento di dare è di abbandonare l’inglese, qui utilizzato in maniera eccessivamente amatoriale, con frasi che talvolta suonano ingenue, se non addirittura sbagliate grammaticalmente. Non è un caso che il meglio arrivi con la sesta traccia in italiano, “Bravo cittadino”, un bel grasso ‘fanculo all’amministrazione comunale di Firenze ed in particolare all’ex assessore alla sicurezza Graziano Cioni, l’anti-lavavetri inquisito per corruzione.
Fossi in voi comprerei il 7” e li andrei a vedere dal vivo. Da segnalare la poderosa cordata che ha permesso l’uscita del vinile: scoprite i nomi andando sul sito degli Alfatec. Daje!

BLACK MILK MAGAZINE
Capita ormai di rado di trovare un 7″ che attende nella cassetta della posta e quando ne vedo uno rimango sempre stupito, me lo rigiro tra le mani, lo annuso, lo esamino accuratamente e studio la copertina.
E’ successo anche con questi fiorentini Alfatec, di cui confesso di non aver mai sentito parlare prima, anche se hanno già un bel curriculum: pestano strumenti e palchi dal 2004 (sei anni, per dio…). E un po’ mi dispiace di non averli mai sentiti prima, perché nonostante ormai l’età mi abbia reso uno stronzone snob – che ascolta solo l’hc vecchiovecchiovecchio di quando lui era piccolo – i meriti della band sono palesi.
Gli Alfatec (nonostante il nome tipico da ditta brianzola che tratta in pulitrici industriali o componenti per congelatori) fanno un bell’hc punk deciso, duro, cattivo e tagliente. Sono piuttosto europei come sonorità, anche se non fuggono qualche reminescenza made in USA primi anni Ottanta… e buttale via, dico io.
Nulla di stupefacente, per carità, ma è anche vero che l’hc ha già dato il suo meglio – per quanto mi concerne – da molti anni, quindi è già un’ottima cosa scovare band che lo fanno con passione e credibilità, senza inventarsi vaccate improbabili e giocare troppo alle contaminazioni nell’illusione di innovare (???), essere originali o farsi ricordare… roba che fa venire il mal di pancia. L’hc ha dei paletti, che piaccia o no. E se non si è disposti a restare in quel territorio, è meglio fare altro…
Quindi se rabbia, velocità e qualche venatura punk-rock’n'roll (ma giusto qualche tocco) sono il vostro pane, non esitate a procurarvi il 7″ in oggetto – peraltro prodotto da un cartello di label di diverse nazionalità. Soddisfazione garantita.

NO FRONT TEETH RECORDS (United Kingdom)
Fast and wild hardcore punk from Italy. Nice and raw and nice and out of control! All six cuts on here rip. I’d never heard of these cats before but I’m sure as shit impressed with this slab of wax. It’s got that killer ‘80’s US skate thrash edge and it’s really DIY which is a huge bonus for me. At times they remind of JFA playing GBH songs…and I can dig that for sure! This rules and I’m looking into these guys further for sure.

PUNK4FREE
Avete presente quella sensazione che ti pervade quando ascolti uno di quegli Ep che ti danno l'impressione di tuffarti nel passato, e ti convincono che il tempo dai lontani 80s ai giorni nostri non sia passato o almeno che, meglio ancora, non sia cambiato poi molto in fondo, come, ad esempio, fattori quali le attitudini ed il sound?
Ecco, non so voi, ma io questa sensazione ce l'ho ben presente, mi e' gia' capitato di percepirla ascoltando altri lavori sempre made in Italy, come ad esempio quelli dei Ban This (che ancora non ho smesso di ascoltare e consigliare a chiunque); e' un'impressione che, sinceramente, non capita proprio tutti i giorni e con tutti i giovani gruppi hc che ti passano tra le mani, e che, quando ti coglie impreparato, e' davvero una piacevole sorpresa.
Se poi il gruppo e' italiano, in questo caso fiorentino, ma possiede liriche in lingua inglese (con una pronuncia non maccheronica, particolare da non sottovalutare) e vanta suoni ed influenze d'oltreoceano e di tutt'altri tempi, ma ben reinterpretate e reinserite nel contesto attuale, l'affare inizia sul serio a farsi interessante.
Per farla breve: sono gli Alfatec, quartetto di Firenze, promotori, come avrete gia' inteso da come ne parlo, di un hardcore punk stampo american hardcore 80s, rapido ed abbastanza rockeggiante, totalmente urlato, piu' qualcosa che ricorda anche vecchi rumori nostrani, in un mix che non manca di componenti personali e non facilmente riconoscibili o collocabili.
Ti travolgono con il loro sound veloce ed aggressivo sin dalla name track "Brainphobia", dal cantato martellante ed una sessione ritmica in cui si intrecciano a ripetizione stop'n'go, momenti di velocita' nei riff di chitarra, che poi rallentano leggermente e ripartono prontamente; il tutto senza lasciare all'ascoltatore neanche il tempo di rendersi conto della complessita' della composizione alla quale sta assistendo, di come e' ben ed attentamente strutturata, ed apparentemente tutto appare confuso e mischiato in un'unica melodia rapidissima. Non si fa neanche in tempo a ragionarci su due secondi..ed il pezzo si e' gia' concluso lasciando spazio al seguente brano. In puro stile hardcore, nulla da aggiungere.
Irrompe in maniera irruente la successiva "Tv news", che, un po' come la precedente, non ti fa capire letteralmente un cazzo, per via della sua architettura velocissima, tempestiva e caotica, impossibile da seguire attentamente passo per passo. Trova come suo momento di lucidita', forse, solo il brevissimo l'assolo di chitarra parallelo al giro di basso, che lo accompagna sapientemente.
Strutturato in modo simile al suo predecessore, "Memorandum", si apre col gioco di basso e procede tra riff e batteria serratissimi intervallati da incursioni di chitarra sola notevoli ed, allo stesso modo di "Tv news", ci da un attimo di tregua con l'assolo di chitarra, per poi rilanciarci violentemente nella marea dinamica del ritmo portante.
Ancora meglio l'incipit dato alla luce dalle note del basso che aprono "Trash bomb", piu' lente, prolungate e stentoree di quelle di "Memorandum", che creano un ambiente di calma-irrequieta che chiaramente prelude all'aprirsi dei suoni fulminei caratteristi del brano, ma che, inaspettatamente, hanno una svolta nel ritornello che propone soluzioni leggermente piu' lente e soprattutto meno cattive ma molto piu' scanzonate e leggere, ma pur sempre nell'accezione di "leggero" letta alla Alfatec maniera. Tra l'altro questa canzone mi da l'impressione di avere un retrogusto NY hardcore vecchia scuola, che non guasta affatto.
"Soul rapist" ancora una volta palesa come e' impossibile stargli dietro a questi Alfatec, ed e' anche impossibile cercare di contenere il loro sound dalla carica esplosiva!
Per concludere al meglio si fa avanti "Bravo cittadino", unico brano dal testo in lingua italiana, scelta che giustifica e chiarisce il perche' di un testo un po' piu' impegnato e dallo sfondo socio-politico, che appare come una vera e propria denuncia sociale allo stato di cose.
Insomma loro sono, a parer mio, dei geniacci: bravi i musicisti, semplici (ma non troppo) e diretti, la voce del cantante ti entra in testa e non se ne vuole piu' andare, le liriche sono interessanti, il sound segue l'impronta di musiche che non tramontano mai e gasano sempre anche a distanza di anni; il tutto e' condito da una sana produzione d.i.y. (come ci tengono a specificare sul loro myspace, difficilmente potrete leggere su di loro in un forum punk o cazzatelle del tipo)...cosa volete di piu' dalla vita? (e non rispondetemi un Lucano, alcolizzati!).
Scaricate e diffondete, andate in pace.


MAXIMUM ROCKNROLL #324 (United States)
Ya rippers! Punk-as-fuck italian hardcore rockers ALFATEC burrrns through six tracks of dance-till-you-drop hits, hits, hits. Every song on this record makes me wanna yank my hair out, stage dive and force my way onto the microphone to sing along! The leads are killer, the pace is fucking furious, but above all the songs are original, catchy and satisfying in the best possible way! Not predictable, not obvious, not rehash but creative and fun songwriting that's familiar yet well done. Think for a moment - what if the NEW BOMB TURKS had a bastard child with THE MISSING 23RD and learned to play instruments during the thrash revival of 2000? Well, that may sound a lot worse than this record is, but, if there is any way to make that concoction sound good, these doods figured it out! (RM)
 

ALFATEC/THIS ROUTINE IS HELL split cd (2008)

WORLD'S APPRECIATED KITSCH (Greece)  
A couple of weeks ago I got some copies of this split digipack CD for my distro.
A split CD featuring 2 bands I have hardly heard about before. It wasn't earlier than yesterday that I first listened to this piece of plastic and ,dude, I got psyched. What a great metal free hardcore split between 2 upcoming & so much promising bands.
Alfatec come from Firenze, Italy, and play fast skate punk / hardcore in the vein of the late 80s, early 90s American hardcore / punk scene. Moreover they bring in mind bands like Annihilation Time, Common Enemy and the likes. Ripping hardcore attack with a thrashy edge.
This Routine Is Hell (formerly known as De Tarrels) are mostly into old school hardcore and bands like Black Flag, Jerry's Kids, Minor Threat etc. They come from Holland and since 2006 they are spreading their fast energetic hc to the masses. They just signed to the awesome label Akashic Records from Japan.
Nice split, nice bands, nice artwork, nice price. Buy or die!

LAMETTE.IT
HC American style per questo split tra i fiorentini Alfatec e gli olandesi This Routine Is Hell:lodevole, innanzitutto, l’iniziativa di superare le barrieregeografiche; ciò premesso, mi sparo le due potenziali facciate deldisco e vi dico.
Alfatec: harcore scarno e intransigente, con testi a trattigustosamente anticlericali. Se dovessi citare un’infulenza per tutte,direi assolutamente Minor Threat. Un consiglio: un po’ di lavoro dilima sull’inglese dei testi non guasterebbe, e renderebbe il tutto piùcredibile.This Routine Is Hell: sorta di mix tra i Warzone più cattivi(musicalmente) e i Gorilla Biscuits di “Start today” (per quantoriguarda l’atmosfera dei testi, e chi vuole capire capisca; anzi, lochiedo io a voi: avete mai ascoltato quel vecchio disco?).
In definitiva, un prodotto onesto e pieno di rabbia sincera,che consiglio senza remore ai patiti dell’hardcore newyorkese (chesaranno tanti immagino, visto che ultimamente il genere tira come che).
Pollice up per questo digipack.


STAYPUNK.IT
Italia contro Olanda, a colpi di hardcore old school, bella confezione in cartoncino e ottima grafica a cura di un tizio olandese di cui consiglio di vedere il sito - http://spaceisgreen.nl/.
I toscani Alfatec mi risultano sferraglianti come i Circle Jerks di "Group Sex", i pezzi non sono male anche se il loro inglese è piuttosto approssimativo, come mi suggerisce il collega Davide "sanno l'inglese come Biscardi sa l'italiano". Testi un po' cazzoni, in
particolare "Stoned" e cantato un po' da rafforzare, a mio avviso con l'aggiunta di cori.
Gli olandesi This Routine is hell presentano invece, a partire dal logo, una cura passionale della loro immagine. Buone le tracce, sopratutto l' omonima, buona la registrazione e tecnicamente sono in gamba. A me paiono piuttosto influenzati dalla corrente '88, per cui vedo in loro influenze di Gorilla Biscuits, Chain of Strenght e
band Revelation di quel periodo, soprattuto per quanto riguarda il cantato pulito e gli arrangiamenti di chitarra, molto belli a mioavviso.
Un bello splittino che meritava un supporto migliore, magari vinilico.
Paolo Merenda


IF THE KIDS.....n°2
Buona collaborazione tra i fiorentini Alfatec e gli olandesi This Routine is Hell. Un digipack con una bella grafica parte sempre avvantaggiato. Dal punto di vista musicale devo dire che gli Alfatec promettono bene, sulle prime non mi avevano entusiasmato ma già dal secondo ascolto ho capito che ci daranno altre soddisfazioni. Unica pecca "grave" il cantato in inglese... ma vabè! Gli olandesi dal canto loro rispondono con una serie di tracce belle tirate di vecchia scuola newyorkese senza nulla da criticare. Dimostrano forse più esperienza e anche dal vivo devo dire che spaccano. Non ho ancora avuto modo di sentire live gli Alfatec ma rimedierò presto. Insomma anche questo disco vale la pena di averlo.

GUSTO RANA! n°5
Alfatec è un fantastico bidone aspiratutto, lodevole la sua capacità di aspirare ogni superficie, dai sassi del giardino ai tappetini della tua auto. Non hai un'auto? Cazzi tuoi disse Silvano il fruttivendolo.
Ma la parola Alfatec fa ricordare sane emozioni epiteturali anche in altri ambiti. Gli Alfatec sono un gruppo di Firenze, HC con le lettere maiuscole... Spero si lamentino per le mie recensioni non musicali, se no non ne vale la candela.
I 4 toscani, non fumano sigari ma han prodotto questo fantastico split con i This Routine is Hell, gruppo olandese.
Il cd non si presenta con la custodia rigida come ogni gruppo comune propone, ma con una in cartoncino, piegata abilmente da mani maestre, ma pur sempre non rigida, già da qui le prime avvisaglie di erezione perduta, io personalmente quoto questo innovativo metodo. Ma invece tuttduntratto il pensiero offuscato si trasforma in una sorta di vecchia scuola di hc/punk con influenze garage molto presenti, che assolutamente non interferiscono per quanto riguarda un sound grezzo diretto e stronzo, che vuole arrivare li, li dove sei tu.
Testi tra il cazzone e l'anticlericale, quindi quotiamo la faccenda con un bel pene eretto per i nonpiùgiovani aspirapolveri.
L'unica cosa: minchia una canzone in italiano ci stava però eh!
I This Routine is Hell invece ci trasportano in un hardcore old school infernale, ben suonato e ben registrato. Voce pulita (si lava spesso i denti), e impostata a doc. Uno split che farà ben presto il giro di tutti i lettori di cd. La grafica è stata fatta da questo signore qui: http://spaceisgreen.nl/ .

Voto: super bravo bravissimo

PUNK4FREE
Un altro anno se ne e' andato giu' per lo sciacquone.
Orsu' brindiamo al nuovo, per l'esattezza il 2010 D.C. eh si, perche' come voi tutti saprete, noi bravi visi pallidi adottiamo ed imponiamo il calendario Gregoriano, che celebrando l'inizio dell'era cristiana ne stabilisce l'inizio, per l'esattezza, "dall'annuncio con il quale un angelo diede la notizia ai pastori che nella stessa regione vegliavano di notte, facendo la guardia alle loro greggi".
Allora ragazzuoli, io un po' scettico lo son sempre stato, pero' spero converrete con me che o la qualita' dell'erba col passare del tempo e' andata scemando o che comunque dover rendere noto, al mondo intero, le avventure e visioni di una sbornia colossale, e' un po' da gran burloni. La vita del pastore infatti, si sa, e' monotona e solitaria, ed e' naturale che si cerchi compagnia nella bottiglia e, se nel sodomizzare delle innocenti pecore, ci si convince di possedere delle belle fanciulle, da li a vedere un angelo ci vuole poco.
Un'altra annunciazione, di questi giorni, non meno influente sulle nostre vite, mi fu fatta invece, da un piccolo ometto proveniente da una terra lontana ai confini col continente africano; mi disse che c'era un disco da recensire e due gruppi da rivelare.
Alfatec e This Routine Is Hell, uno split che varca i confini ed unisce due realta' lontane geograficamente tra loro, ma accomunate da una forte sensibilita', nel vivere cio' che li circonda e riproporlo musicalmente.
Sei canzoni ciascuno, iniziano i fiorentini proponendo un hc con sonorita' dure e decise, ma con venature radicate di rock'n'rolla; seguono gli olandesi a paletta, braccio fuori dal finestrino e stereo a tutto volume.
Un buon lavoro nel complesso che si lascia ascoltare senza fatica e rimane piacevole anche col passare del tempo: influenze vecchia scuola yankee, riprodotte in chiave moderna e piuttosto personale, supportate da una buona qualita' di registrazione e velocita' d'esecuzione, ma andiamo per gradi.
Confermano le attese senza strafare i giovani di Firenze, migliorando tecnica e struttura compositiva, buono anche il coinvolgimento che riescono ad esprimere: potenti riff della chitarra, basso martellante e solida sezione ritmica. La tonalita' della voce convince, peccato l'inglese un po' maccheronico alla Silvio tinto, cosi come le liriche che risultano a tratti banali, consiglio personale: passate all'italiano, avete questa fortuna, sfruttatela!
I niderladici non sbagliano un colpo, vanno dritti e filati, senza interruzioni o ripensamenti, un gruppo che sicuramente in quanto a tecnica o immediatezza comunicativa ha da invidiare a pochi. Gli strumenti fanno tutti il loro dovere piu' che egregiamente, cosi' come la voce che urla delle liriche ben strutturate, unico punto debole: non stupiscono per originalita', potrei associarli a molti altri gruppi che si rifanno cosi' fedelmente alla scuola d'oltre oceano.
Bene, un'altra caratteristica interessante su cui raramente mi soffermo, ma in questo caso, ritengo meritevole d'attenzione, sono le grafiche ben realizzate e curate da un'abile e dotata mano: fate un salto sul sito dell'artista!
Ah, che passione sta vita, mai un momento di noia, che dire gente? Vogliamo spendere qualche parola sugli anziani di oggi? Non ci son piu' i vecchi di una volta! 

SHOUTS FROM THE CRADLE demo cd (2006)

ROCK SOUND
'Un 'altra band davvero ottima sono gli ALFATEC,altro quartetto che infestano qualche cantina dalle parti di Firenze.
Qui si parla di punk rock,signori,e di quello bello cattivo,incazzato,breve(canzoni della durata di un minuto scarso)e spaccatutto che veniva suonato venticinque anni fa.Le influenze possono essere diverse,ad esempio in 'incredible greed' ho sentito delle chitarre alla G.B.H,nei restanti pezzi si viene portati nei territori del surf punk di orange county.Applausi a scena aperta'

PUNK4FREE
Hc di quello vecchia scuola, per questi 4 fiorentini che ci propongono sette feroci canzoni in questa loro produzione chiamata "Shouts from the cradle".
Musica che prende a piene mani da quell'hc di oltre oceano che infiammava le notti e che ha fatto storia.
Rabbia e aggressitivita', sono le costanti portate avanti per tutte le traccie che compongono questo album del 2006, con grande attitudine ma purtroppo decisamente monotematico.
Infatti ascoltandolo si sente che questi ragazzi ne sanno di cose sul genere che fanno, tutti i dogmi sono al loro posto, ma quello che manca e' una dose massiccia di fantasia.
E poi ragazzi una canzone in italiano ce la potevate regalare!
Tutte le canzoni infatti sono in lingua inglese e anche questo toglie un certo gusto nell'ascoltarle.
Andando a scandagliare la produzione, sicuramente si nota come essa sia di altissima qualita', infatti sotto questo aspetto c'e' sicuramente da dire che e' una delle migliori di quelle che ho recensito.
Tutti gli strumenti sono al loro posto, volumi e qualita' otttime e la voce riesce ad essere "ascoltabile" anche da un ascoltatore alle prime armi cosa che non capita molto spesso.
Punti di forza sono sicuramente le traccie numero uno, due e cinque, rispettivamente "Fashion way", "Incredible greed" e "Punk a bestia go home".
L'openin track e' quella che ci introduce al sound di questo gruppo toscano, veloce compatto e aggressivito. Qualita' assolutamente non trascurabili, ma purtroppo quello che si va a scoprire continuando nell'ascolto e' che piu' o meno, tutte le tracce sono uguali."Incredible greed" e' la migliore delle sette, gran belle schitarrate e stop and go di livello davvero buono. L'ultima che andremo a recensire e' "Punk a bestia go home".Sara' anche per via del titolo, che condivido pienamente, ma la canzone comunque e' apprezzabile.
Il mio personalissimo parere mi porta a dire che la produzione non mi esalta piu' di tanto.Monotematico e completamente cantato in inglese sono due dei pilastri su cui baso la mia critica.
Le basi ci sono e sono ottime, ma spero vivamente che il gruppo riesca a trovare una maggiore personalizzazione nel momento della composizione, anche perchè se in sette canzoni il tutto mi risulta monotono in una produzione con un numero superiore di tracce... .
Anche per voi...good luck kids.